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Contro la diessizzazioneNel Pd alcuni (ma non troppi) cominciano a soffrire l’immobilismo di Zingaretti
I democratici sanno bene che la crisi non ha portato a quell’esecutivo forte e stabile a cui ambivano. L’ala riformista non ha intenzione di accontentarsi dei numeretti in Parlamento, di diventare subalterna ai Cinquestelle, né di sedersi sui risultati strappati da Renzi, ma non sembra ancora in grado di far cambiare linea al segretario, che in fondo sta bene così: Conte ha rinunciato ai servizi e il Recovery è cambiato. Perché andare oltre?

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